Gianluca's profileMaleakimPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    March 29

    ..............

    E rimane uno stanco fluire d’acqua,

           le tele del tempo lasciano intravedere possibili futuri.

     

    Incantesimi nascenti ritrovano la voglia di esistere,

           e io mi illudo ancora che qualcosa mi sia nascosto.

     

    Solo,

           aspetto un’altra notte.

    E qualcosa di nuovo e di diverso,

           che possa dare un senso a questa vita.

     

    Solo,

           guardo il mondo.

    E cieco cammino nel buio,

           sperando di vedere, un giorno,

                     una nuova alba.

    Scintilla

    Scappo via dal fuoco, verso il fruscio delle onde.

     

    La luce della sera illumina corpi abbracciati,

           mentre la luna aspetta calma il suo momento.

    L’ultimo sorriso d’amore se ne sta andando,

           insieme al suono del vento che mi trascina lontano.

     

    Vorrei poter sentire il profumo di questo mare,

           il calore di questa sabbia,

                     ma è già tardi.

     

    L’acqua mi prende e sparisco in una semplice nuvola di vapore,

           che riflette l’ultimo arcobaleno

                     di questa stanca estate.

    March 27

    23 Rosas - Lourdes Onrubia

    23 Rosas

    Lourdes Onrubia

     

    Que al verte sonreir
    o tus labios murmurar
    imposible me es dejar
    de pensar tan solo en ti.
    Si te siento suspirar
    o me rozas al pasar
    que se pare el tiempo
    se meta en un cristal.

    Porque, porque yo te quieto a morir

    te quiero de muerte.
    Ventitres rosas perdidas que yo buscare.
    Eres mi palpitar mi dulce veneno
    Ventitres rosas de amor que yo te dare.

    Si busco en tu mirar
    la razon de mi existir
    aparece una luz
    que me lleva junto a ti.
    Y si el dia se hace gris
    pero tu estas cerca de mi
    como es distinto

    solo vivo en ti.

    Porque, porque yo te quieto a morir

    te quiero de muerte.
    Ventitres rosas perdidas que yo buscare.
    Eres mi palpitar mi dulce veneno
    Ventitres rosas de amor que yo te dare.

    Porque yo te quieto a morir

    te quiero de muerte.
    Ventitres rosas perdidas que yo buscare.
    Eres mi palpitar mi dulce veneno
    Ventitres rosas de amor que yo te dare.

    March 26

    Ar trebui

    ANA BLANDIANA
     
    AR TREBUI
    Ar trebui sa ne nastem batrâni,
    Sa venim întelepti,
    Sa fim în stare de-a hotari soarta noastra în lume,
    Sa stim din rascrucea primara ce drumuri pornesc
    Si iresponsabil sa fie doar dorul de-a merge.
    Apoi sa ne facem mai tineri, mai tineri, mergând,
    Maturi si puternici s-ajungem la poarta creatiei,
    Sa trecem de ea si-n iubire intrând adolescenti,
    Sa fim copii la nasterea fiilor nostri.
    Oricum ei ar fi atunci mai batrâni decât noi,
    Ne-ar învata sa vorbim, ne-ar legana sa dormim,
    Noi am disparea tot mai mult, devenind tot mai mici,
    Cât bobul de strugure, cât bobul de mazare, cât bobul de grâu...

    DOVREMMO
    Dovremmo nascere vecchi,
    già dotati d'intelletto,
    capaci di scegliere la nostra sorte in terra,
    quali sentieri si avviano dal crocevia d'origine
    e irresponsabile sia solo il desiderio di andare avanti.
    Poi, andando, ringiovanire, ringiovanire sempre più,
    maturi e forti arrivare alla porta della creazione,
    varcarla e nell'amore entrando adolescenti,
    essere ragazzi alla nascita dei nostri figli.
    Sarebbero più vecchi di noi comunque,
    ci insegnerebbero a parlare, per addormentarci ci cullerebbero,
    e noi scompariremmo sempre più, divenendo sempre più piccoli,
    come un chicco d'uva, come un pisello, come un chicco di grano...
    (Traduzione di Biancamaria Frabotta e/o Bruno Mazzoni)

    ..............

    Lontano.
    Esiste solo l'illusione.
           Esiste solo quella nebbia.
                     Esiste solo quel ricordo.
     
    C'è solo il nulla della sera,
           e il dolce abbraccio della stoffa.
     
    Tra il presente e il futuro c'è un languido filo di seta,
           promessa gracile e ardente di due lacrime lontane.
     
    Sogno folle e disperato,
    di un illusione,
           che la nebbia,
                     farà diventare ricordo.

    ...........

    Illusioni e ombre notturne,
           gelide placide e fragili,
                     affollano una mente addormentata.
     
    La nebbia, uniforme e dolorosa,
           si aggiunge ai ricordi di un tempo futuro,
                     ai rimpianti di ciò che può essere stato.
     
    Visioni sfumate di un triste presente,
           fermano il tempo su un'unica immagine...
                     annullano il sogno, e tutto si sveglia.
    March 10

    Cinque Miniature Op.11

    10-03-2008
    Continuo la pubblicazione dei miei pezzi per pianoforte.
     
    Cinque miniature op.11
    1 Allegretto
    2 Allegro
    3 Andante
    4 Allegro
    5 Allegretto
     
    Composte e incise nel mese di Agosto 2007.
     
    Ogni commento è benvenuto.
     
    Quest'opera è rilasciata secondo la licenza: Creative Commons CC CREATIVE COMMONS 2.5 Italia. Attribuzione-NonCommerciale-NoOpereDerivate

    Tre miniature op.10

    10-03-2008
    Con questo post inizio la pubblicazione di mie composizioni.
    Vado in ordine temporale a partire dal mese di marzo 2007, in cui ho cominciato a registrare con la strumentazione attuale (che devo assolutamente aggiornare al più presto!).
    Pianoforte mezzacoda Feurich (il mio bambino :)), 2 Mic condensatore (pencil in Xy), Mixer/Preamp Mackie - Reg Minidisc Sony
     
    I brani sono:
    Tre miniature op.10
    1 Andante
    2 Adagio
    3 Andante con moto.
     
    Composte e incise nel mese di Marzo 2007.
     
    Ogni commento è benvenuto.
     
    Quest'opera è rilasciata secondo la licenza: Creative Commons CC CREATIVE COMMONS 2.5 Italia. Attribuzione-NonCommerciale-NoOpereDerivate

    Diploma

    10-03-2008
    Pubblico le registrazioni di alcuni pezzi del repertorio del diploma di pianoforte.
    Le registrazioni sono state effettuate nel mese di febbraio 2007, ad Iglesias.
    Strumentazione: Pianoforte a coda Steinway, 2 Mic condensatore (pencil in Xy), Mixer/Preamp Mackie - Reg Minidisc Sony
    Ho potuto effettuare una sola take... poi si doveva provare per il concerto :D
    E non è stato effettuato alcun editing in post-produzione.
     
    I brani sono:
    Chopin. Polacca in Do-
    Chopin. Polacca in Lab
    Debussy. Image II libro - Cloches à travers les feuilles
    Debussy. Image II libro - Et la lune descend sur le temple qui fût
    Debussy. Image II libro - Poissons d'or
    Debussy. Piece Sans Titre. Mia trascrizione per Violino, Violoncello e Pianoforte. Violino - Oscar Marascia. Violoncello - Enrico Cocco.
    March 06

    Un racconto

    06-03-2008

    “Cosa c’è che non va?”

    A volte le storie cominciano a finire con una semplice frase, una domanda, magari detta con già un’ombra di tristezza nel volto, con la ragione che capisce ciò che ancora il cuore non accetta.

    “Cosa c’è che non va?”

    E come è strano e irreale il modo con cui lei dice quel “Niente” che sembra nascere dalla suo ventre dove si attanagliano, risvegliati da queste parole, paure, incomprensioni e tristezze, che il quotidiano andare avanti, a volte, sopisce.

    “Sto parlando seriamente, c’è qualcosa di cui mi vuoi dire?”

    L’atteggiamento cambia, lentamente, ma inesorabilmente, verso un’espressione cupa, mentre gli occhi si socchiudono come per scrutare dentro di lei, e per capire cose c’è, dietro il suo “No, dai, davvero, va tutto bene”.

    E lo dice chiudendo il discorso, muovendo il corpo istintivamente dove tu non ci sei, cercando con gli occhi qualcosa da guardare, che non sia tu, divenendo un corpo freddo tra le tue braccia, rompendo qualcosa che c’era, e ora, da ora, forse non ci sarà più.

    A volte, purtroppo, si scopre finalmente ciò che non si riesce a farsi dire, e ciò di cui non si vorrebbe mai parlare.

    E capisci che è certo anche colpa tua, colpa delle tue mancanze, dei tuoi stupidi impegni, di quello che non hai fatto, ma anche delle sue manie, dei suoi silenzi, di tutte le cose a cui per tanto tempo, d’ora in poi, potrai scagliare la tua rabbia.

    Ma ora no.

    Ora lei è tra le tue braccia, forse per l’ultima volta potrai tenerla stretta.

    Capisci che anche lei, oramai, per te è meno di ciò che era prima, ma è comunque qualcosa che non vuoi lasciare andare, non stanotte, non adesso.

    Adesso ne hai ancora bisogno, del suo corpo, della sua morbidezza, della sua pelle, che sfiori mentre è in silenzio. La tua mano sotto la sua maglietta ora ti sembra sbagliata, ma devi poterla tenere ancora adagiata su di lei. Toglierla sarebbe troppo, ora.

    Il suo profumo, che per tanto tempo non hai più notato, si fa l’unica cosa presente nell’aria, assorbe ogni altra sensazione, riempie il tuo corpo e tu, così, nel divano, con lei appoggiata nella tua spalla e i suoi capelli sotto il tuo mento, ti senti un po’ avvolto in ciò che la sua presenza suscita in te, in ciò che il suo profumo ti ricorda.

    Hai ancora bisogno di lei.

    Mentre la tua mano si muove, così, per rifare gesti già vissuti, che diano una parvenza di normalità a un qualcosa di già così estraneo, la tua bocca cerca il suo collo, molto lentamente, per capire quello che lei… se lei… lei…

    Il suo nome esplode nella tua mente, è una sensazione forte, irreale, nuova e vecchissima, e intanto pensi che non vi siete detti ancora niente di definitivo, che siete ancora dentro la normalità, in quello che avete fatto per tanto tempo… che va ancora tutto bene; davvero, va tutto bene…

    Mentre baci la sua pelle, lei non si ritrae, resta, rimane, ancora lì con te.

    Non vedi il suo volto, forse ti farebbe troppo male vederlo, ma immagini una tristezza profonda anche in lei, e pensi che forse un po’ di questo male potrebbe essere mandato via dal piacere, dall’ultimo che forse vi darete, entrambi, l’uno all’altro… come è sempre successo, come era normale che fosse.

    La tua bocca si apre leggermente e sfiorando la sua pelle comincia a baciare, piano, cercando di cogliere un suo movimento; e lei lo compie, scosta leggermente la testa, come per lasciarti strada, e insieme, ma forse è solo una tua impressione, chiude gli occhi.

    Con la mano le accarezzi il ventre, con i tuoi movimenti, studiati, che conosci, e che lei conosce, e sa riconoscere, e il percorso che la tua bocca compie fino alle sue guance è quello di sempre, così come l’altra mano che le accarezza i capelli. Non vuoi fare nulla di ciò che non hai mai fatto, nulla di diverso da ciò che è sempre stato normale, condensare in un momento mille istanti diversi, mille vecchi attimi in uno solo,

    questo,

    adesso,

    ora.

     

    Ho scritto queste parole tanti anni fa. E non so ancora perché ho voluto condividerle...

    March 01

    Una nuova vita

    01-03-2008
    E' difficile dire con le parole quello che è stato per me questo vostro sogno che è diventato una splendida realtà, questo futuro immaginato, visualizzato, desiderato attraverso gli anni della vostra vita insieme e che si è trasformato, una sera di fine anno, in un presente di incredibile bellezza.
    Ma vorrei provarci.
    Da quando la notizia è arrivata
    anche in quest'isola, prima che io venissi da voi ad agosto, questo minuscolo esserino è entrato anche nel mio cuore, così come in quello di tutte le persone che vi vogliono bene e che vi sono vicine.
    Ero a badi quando avete fatto quel bellissimo servizio fotografico alla bimba, quando avete ricevuto le prime vere reali rassicurazioni che tutto sarebbe andato per il meglio, quando eri già una futura mamma, ma non avevi ancora concesso a te stessa di crederci.
    Mi sono sentito un privilegiato, perché potevo essere là, condividere con voi quegli attimi, e dirti a voce quanto fossi contento.
    E ti ho promesso che sarei tornato per stare con voi il grande giorno,perché era improvvisamente diventato qualcosa di molto importante anche per me.
    Il perché non lo saprei spiegare; ma è qualcosa che va oltre la nascita di una nuova cugina, è qualcosa che mi ha, sinceramente, riempito il cuore.
    Poi ci siamo salutati e sono tornato alla mia isola, dove la telecronaca costante di veronica e degli altri ci dava notizie sempre più belle.
    Prima di tornare su per capodanno l'emozione era intensa, avevo mantenuto la promessa, ci sarei stato, ed ero contento.
    La mattina dopo il mio arrivo ero in viaggio per feltre, e dopo due giorni, arrivato alla stazione di porretta, sono stato catapultato in un sogno, fatto di gente che andava felice di qua e di là, di dottori, infermieri che sorridendo ci davano notizie su ciò che succedeva, di nonni e nonne con gli occhi lucidi di gioia, di parenti e amici che attendevano, febbrilmente, con un sorriso stampato nel volto, in quella sala dell'ospedale.
    Un sogno fatto di una mamma che al di là di una porta aspettava e aspettava, felice della felicità più grande che possa esistere al mondo.
    Un sogno fatto di un bimba, che non vedeva l'ora di venire al mondo, quasi capisse che il suo momento era arrivato, che tutti erano là fuori solo per lei, e che come una star sapeva quale fosse il momento giusto per sorprendere tutti e per avere la sua, grande, memorabile, festa di benvenuto.
    E io ero là, qualche telefonata per dirlo ai miei migliori amici, e una incessante passeggiata per i corridoi, un'emozione che cresceva, che mi sorprendeva.

    Poi, le urla di serena, e dagli sguardi si capisce che è come se lo provassimo un po' tutti noi.
    E' necessario, nelle storie migliori, prima del gran finale, c'è sempre un momento di dolore.
    Dopo, il silenzio, l'attesa, quasi trattenendo il fiato, nessuna parola, nessuno che avesse il coraggio di rompere quell'incantesimo, noi non potevamo, solo una nuova vita poteva farlo.
    Così, tutto in un attimo, urla diverse, sguardi interrogativi, LA domanda inespressa, una porta che si apre, un camice bianco, e quelle due parole.
    Ed ecco il gran finale.
    Baci, abbracci, sorrisi, lacrime, sguardi, complimenti, auguri, congratulazioni.
    E' il gran finale, ma come nelle migliori storie, è anche un bellissimo inizio.
    L'inizio della più bella favola che possa esistere.

    Era come un sogno, ci sentivamo come se avessimo fatto qualcosa anche noi.
    E chissà, forse è davvero così, forse il dolore non è stato così forte perché ce ne siamo presi tutti un pezzettino, ed eravamo tutti in quella stanza.
    E là ci siamo entrati davvero, tutti, uno per uno, e il sorriso, dopo, era sempre lo stesso.
    Eravamo tutti uguali, tutti insieme, abbiamo condiviso tutti le stesse emozioni, con Serena, Mauro e Matilde.
    Dopo un po', sempre immerso in quell'atmosfera onirica, mi sono infilato dei copriscarpa, ho aperto la prima porta, mi sono fermato un istante, ho preso il telefonino, l'ho messo a registrare, con il cuore in gola ho bussato, ho spinto la porta, sono entrato e ho visto.
    In quel momento ho dimenticato tutto il resto, e quell'immagine mi ha riempito così tanto l'anima da rimanere senza fiato.
    Serena sdraiata, con un espressione di assoluta felicità, Mauro in piedi, dolce come solo un padre può esserlo, e lei tenuta tra le braccia, tranquilla, splendida.
    Ho stretto la mano a Mauro, ho dato un bacio a Serena, e ho sfiorato con le dita i capelli di Matilde.
    Tre gesti diversi, con un solo significato: Vi voglio bene. Grazie.

    Matilde.
    E' un bellissimo nome, ma noi non dobbiamo pensare a cosa ha rappresentato, a chi erano le Matilde del passato, a cosa significasse prima delle sei e mezza del 31 dicembre del 2007.
    Perché ORA significa qualcosa di molto più importante, ora che è il SUO nome, presente e futuro, di una bambina che è stata desiderata, amata e voluta in un modo così forte.
    E adesso è nata, la sua vita illumina un po' anche la nostra.
    D'ora in poi, questo è il significato del nome Matilde.
    Per noi tutti sarà così, sempre.

    Per me sarà così.
    Sempre.
    February 29

    Musica e Nuove Tecnologie

    29-02-2008
    Silencio, live performance per violino acustico, violino elettrico, live electronics e campionatore.
    Mi sono laureato.
    Il gran giorno è arrivato ed è passato.
    E' già passato... strano...
    l'ho tanto atteso, e ora è nei miei ricordi, non nel mio futuro.
    Ho preso il massimo dei voti, sono contento.
    E' stato un percorso molto interessante, ho imparato tanto, ho conosciuto persone nuove, ho affrontato argomenti che non conscevo quasi per nulla.
    Mi sono reso conto davvero che avevo una lacuna immensa nella musica del novecento.
    Grazie ad Elio; ho capito cosa vuol dire composizione elettroacustica, anche se mi ripete sempre che non mi faccio vedere abbastanza. La genialità nel trovare soluzioni, interpretazioni, novità, insieme ad una grandissima conoscenza ti portano ad essere qualuno, e lui lo è.
    Grazie a Myriam; le sue lezioni sono state estremamente dense e interessanti, ho colmato tanssimi miei vuoti e spesso è riuscita a rendere piacevole, attraverso l'analisi, forme compositive di cui, sinceramente, prima provavo un lieve disprezzo.
    Grazie a Tomaso; tornare a fare matematica dopo tanti anni, e in un conservatorio ha dell'incredibile, ma sono stati tre corsi fondamentali, affascinanti, soprattutto per me che adoro la scienza e la matematica.
    Grazie a Riccardo; sei un grande, è bello vedere che qualche volta al conservatorio anche dei giovani riescono ad ottenere una cattedra.
    Grazie a Enrico; poche ore, decisamente troppo poche per poter afferrare l'esperienza e gli insegnamenti basati su una conoscenza sul campo di un realismo e pragmatismo molto insoliti in un conservatorio.
    Grazie a Oscar; anche se quel violino ti ha distrutto la mano e probabilmente mi chiederai i danni :) , sono veramente contento che ci fossi tu a suonare la mia tesi.
    Avevo bisogno di qualcuno con cui potessi condividere il mio progetto e che mi desse spunti, idee e consigli. Ho avuto tutto questo e anche una gran bella esecuzione.
    E grazie a tutti gli altri, è stata una grande esperienza.

    Silencio

    29-02-2008
    Non potevo iniziare questo diario con un titolo diverso.

    "Silencio" è quando le parole non bastano, anzi toglierebbero il senso, a ciò che può essere detto solo con uno sguardo, con un brivido.
    "Silencio" è quando sai che un grande vuoto che hai dentro non si riempirà mai.
    "Silencio" è quando vai avanti, perché dopotutto hai tanto da vivere, e vivere è un'emozione splendida.

    "la vita è bellissima e infame".
    Ieri notte ho sentito queste parole mille volte.
    Hanno significato.
    la vita dà, spesso tanto, tantissimo, e la vita toglie... con dolore, con rabbia, a volte con cattiveria.
    Come a dirti che quello che non ti sei goduto non tornerà mai, che non avrai una seconda possibilità, ma solo un'altra possibilità, altre possibilità.

    Chissà, forse l'avrò capito, finalmente, che non devo aspettare, che devo prendere tutto ciò che posso, che non devo fermarmi pensando che ci sarà una prossima volta...
    Perché spesso NON c'è nessuna prossima volta.
    Spesso il momento è solo uno, quello... quell'istante, quell'attimo... sia che lo cogli oppure no, non tornerà mai più.

    Capisco sempre di più il mio essere musicista nell'anima, perchè la musica è e sarà sempre l'unica cosa che avrò comunque a disposizione.
    Non se ne andrà, non ti dirà mai "non cercarmi più", non ti lascerà.
    Il mio pianoforte è sempre in salotto... ogni volta che vorrò potrò riprovare emozioni uniche, attimi immensi...
    Le persone arrivano, ti danno aria e vita, ma poi vanno via, e spesso non tornano.
    Musica, arte...
    Grazie David Lynch, per quelle emozioni, per quei brividi, per quel significato che mi hai regalato con quei film.
    Grazie per Mulholland Drive e grazie per INLAND EMPIRE.
    E grazie perché mi hai ispirato la tesi di laurea in musica e nuove tecnologie.
    Emozioni, sensazioni, sentimenti. Reali, virtuali, cosa importa... i brividi sono il modo che la natura ha per farci capire che siamo vivi.

    Oggi è un giorno strano, questo 29 febbraio. Sembra quasi che non esista.
    Ieri la fine di un percorso di tre anni, domani continuerò gli altri progetti.
    Oggi è il nulla.
    E sono contento di aver cominciato questo diario in questo giorno strano.
    E' un inizio, e io adoro gli inizi.
    Ho sempre amato fare nuove cose.

    Ieri parlavo dell'ambivalenza del gesto davanti a dei professori.
    Oggi è un giorno che ha tanti significati per me. Tanto contraddittori.
    E' il giorno dopo la mia laurea, un giorno felice, un giorno di festa.
    Un giorno in cui vedrò amici, non dovrò pensare a studiare, non avrò responsabilità, dovrò solo divertirmi e riposarmi...

    Ed è anche uno dei giorni più tristi della mia vita.
    E' Il giorno in cui ho capito, ho realizzato, ho finalmente compreso definitivamente che non avrò più una delle cose più belle e importanti della mia intera esistenza.
    "Sono contento di averti nella mia vita".
    Ora non ci sei più.
    E' un vuoto difficile da riempire.
    Forse, anche per questo ora scrivo.
    Sicuramente è per questo che ora andrò a suonare il pianoforte.